Lo “sbattezzo” secondo un prete
Se si nutre un po' di interesse sia per l'antropologia, sia per le tematiche atee, è divertente parlare di “sbattezzo” con un prete.
La prima volta mi è capitato parlando a don A. dei documenti necessari per sposarmi in chiesa con rito misto. Nulla di trascendentale: mi ha chiesto se non ero mai stato battezzato o se mi ero sbattezzato, gli ho risposto che non sono mai stato battezzato, fine del discorso.
La seconda volta, con don S., ho tirato fuori io l'argomento. Sono andato a parlargli con la mia fidanzata per avere più informazioni sul rito del matrimonio misto e mi è tornato in mente quell'episodio. Attanagliato da una momentanea, ma intensa, curiosità, gli ho chiesto quale fosse la differenza fra il “mai battezzato” e lo “sbattezzato”. Per evitare inutili polemiche (dopotutto il mio rapporto con il prete è puramente utilitaristico) e per sollecitare una risposta sincera, ho finto di non essere un socio UAAR e di ignorare la natura di questo cosiddetto “sbattezzo”.
Che dire, è stato divertente sondare la profondità dell'ignoranza di chi vuole pontificare senza informarsi sulle ragioni dell'altro.
Punto primo, don S. non aveva idea di cosa fosse esattamente quello che i media hanno chiamato “sbattezzo”. Anche se, da un punto di vista operativo, aveva tutta l'aria di averci già avuto a che fare.
Infatti, rispetto alle “scelte fatte dai genitori per l'educazione di un figlio” (come se si trattasse di decisioni scolpite nella pietra sulle quali il figlio, divenuto maggiorenne, non può influire), lo considerava come un controrito (!?!) fatto solo per dispetto, per mostrare il proprio disprezzo nei confronti della chiesa. Un disprezzo che, secondo lui, è senza esito: non potendo (da un punto di vista religioso, legato all'anima) cancellare il sacramento e ripristinare il peccato originale (!?!), il prete si limita infatti ad annotare che la persona X abiura la fede cattolica.
Lasciando stare il fatto che la chiesa cattolica, in genere, si impegna con tutte le sue forze per essere disprezzata (basti pensare alle affermazioni medioevali su gay, aids, preservativo, diritti civili, ecc.), una simile descrizione dello “sbattezzo” non potrebbe essere più lontana dalla realtà.
Infatti sarebbe assurdo, per un ateo o un agnostico, voler annullare un sacramento (che non ha alcun valore) e ripristinare un peccato (considerato inesistente almeno quanto l'anima). Lo “sbattezzo” nasce dalla pratica di battezzare i neonati e di calcolare il numero di cattolici basandosi sui registri dei battesimi. Con questo sistema, l'unico modo per non essere considerati cattolici è chiedere un'annotazione in tal senso a margine del registro dei battezzati. Questo, e solo questo, è il senso dello “sbattezzo”.
Punto secondo, e questo forse è il più divertente, secondo don S. lo “sbattezzo” è una moda messa in giro da qualche massoneria. Massoneria?!? L'Unine degli Atei e degli Agnostici Razionalisti?!? Insomma, un po' di serietà e di rispetto per l'avversario sarebbero doverosi, anche per un prete.
Detto questo, avendo studiato la cultura islamica all'università, capisco perfettamente che per una religione monoteista l'apostasia sia più grave della semplice miscredenza. Non approvo, invece, la pratica di battezzare i neonati e considerarli apostati se poi non diventano cattolici. Un'idea che, tra l'altro, è chiaramente in contrasto con la Dichiarazione universale dei diritti umani.
Dimenticavo, il Vaticano (e quindi la chiesa cattolica) non l'ha firmata, al pari di numerose teocrazie mediorientali. Chissà, forse hanno qualcosa in comune...