Afkaar Dahriyyah Pensieri sconnessi in un periodo di grandi cambiamenti.

20ott/100

A new beginning? Volontariato in ambulanza in Lombardia.

Finalmente, a sei mesi esatti dal nostro matrimonio, mia moglie si è trasferita con me in Lombardia. Questo, assieme a quella che percepisco come una crescente sicurezza del posto di lavoro (unita naturalmente ad un crescente impegno, inteso anche come committment da parte mia), mi ha restituito la serenità necessaria per curare il blog.

Fra i tanti nuovi inizi di questo periodo, in mezzo a casa nuova, nuovo quartiere, nuovi negozi e nuove responsabilità... è entrato anche un nuovo volontariato. E non è un nuovo inizio di poco conto.

La nuova associazione, infatti, è in Lombardia, mentre quella vecchia era a Genova. Due regioni vicine all'interno dello stesso stato, per chi si interessa a questi dettagli. Meno di due ore di treno. Eppure si tratta di mondi completamente diversi, con regole e meccanismi di funzionamento che hanno molto poco in comune.

Sarà meglio cominciare dall'inizio: i volontari.

In Liguria la formazione dei volontari è lasciata per lo più alla buona volontà delle singole associazioni, suppongo per mancanza di fondi, e non ci sono (o sono scarsamente applicati e ancora meno noti) vincoli di sorta per la loro selezione. Così può capitare di incontrare equipaggi con minorenni, persone "scappate di casa" che non si sa nemmeno se hanno una fissa dimora, persone che hanno bevuto o fumato prima dell'intervento, persone con evidenti disabilità fisiche, ecc.

Ho fatto volontariato per anni a Genova e so benissimo che non tutti gli equipaggi sono così. Molti volontari sono composti da persone competenti e qualificate, molti altri no. In particolare, ho visto tutti i casi specifici che ho appena elencato.

Ad esempio ho sempre avuto ottimi rapporti con un volontario che zoppica: una persona molto motivata e competente che mi ha insegnato molto, ma è davvero la persona giusta per portare un paziente giù dalle scale? Ho anche visto un autista soccorritore senza fissa dimora che guidava come un cane. Un sacco di ragazzetti gasati che si credono rambo. Eccetera.

Se parliamo di formazione, poi si va dai volontari medici o infermieri, ai volontari abilitati DAE (ovvero in grado di usare un defibrillatore automatico esterno), a volontari che non hanno mai seguito un vero corso.

In Lombardia ci sono leggi regionali molto precise e universalmente applicate che impongono paletti molto precisi per la "selezione" e la formazione dei volontari.

Per poter salire in ambulanza, formazione a parte, è necessario:

  • essere maggiorenni.
  • Avere eseguito con esito "positivo" (= essere sani) una schermografia o un test TINE.
  • Portare un certificato di buona salute.
  • Portare un certificato penale.
  • Portare un casellario giudiziario.

In altre parole sono ammessi solo volontari maggiorenni, in buona salute, con la fedina penale pulita.

Quanto alla formazione, è previsto un percorso molto preciso.

Prima di tutto, un tirocinio pratico di 30 ore abilita al servizio in centralino (tornerò su questo nei prossimi giorni). Poi un corso di 40 ore, seguito da un esame, abilita al servizio in ambulanza nei soli servizi secondari e come quarto soccorritore nelle urgenze. Un ulteriore corso di 80 ore, seguito da un esame teorico-pratico al Niguarda, abilita all'uso del DAE e al serizio in ambulanza come terzo soccorritore. Solo dopo qualche anno diventa possibile ottenere la qualifica di Capo Servizio / Capo Equipaggio (quello che in Liguria è il Capo Squadra in ambulanza). Dopo altri anni diventa possibile cominciare il training come autista.

Questo percorso porta una serie di conseguenze positive per i pazienti. Ad esempio:

  • L'autista ha moltissima esperienza.
  • Il capo servizio ha molta esperienza.
  • Ogni equipaggio include almeno 3 persone completamente addestrate (120 ore) e abilitate al BLS e all'uso del DAE.
  • Tutti i membri di ogni equipaggio sono molto motivati e disposti ad imparare e a mettersi in gioco con la dovuta autocritica (motivato e gasato sono cose molto diverse).

Insomma, un altro mondo e un esempio da seguire per la sanità ligure (ovviamente la critica è rivolta all'amministrazione pubblica e alle cariche sociali delle PA, non ai singoli volontari).