Afkaar Dahriyyah Pensieri sconnessi in un periodo di grandi cambiamenti.

27feb/100

Rito del matrimonio misto in chiesa

Continuo la serie di post sul matrimonio misto con rito cattolico fra una parte cattolica e una catecumena o non battezzata.

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Il rito del matrimonio misto in chiesa, per forza di cose, è diverso sotto vari aspetti dal matrimonio canonico fra due cattolici. Le principali differenze sono tre:

  • Il matrimonio non avviene all'interno della messa (per rispetto alla parte non cattolica), a meno che gli sposi non chiedano esplicitamente il contrario. Anche in quest'ultimo caso, il parroco può comunque imporre che il rito matrimoniale e la messa vengano separati in modo netto.
  • La parte non cattolica non riceve l'eucarestia (non mangia l'ostia, per gli infedeli come me) e non riceve il sacramento (che ovviamente, per i non cattolici, non avrebbe comunque alcun valore). Da questo punto di vista, per la parte cattolica non cambia nulla (riceve normalmente l'eucarestia e il sacramento).
  • Le formule pronunciate dalla parte non cattolica sono state modificate e non contengono riferimenti a personaggi biblici (dio, cristo, madonna), preghiere, benedizioni, ecc.

La cerimonia mista è quindi più breve (secondo il parroco che lo celebrerà, il nostro matrimonio dovrebbe durare circa mezz'ora) di quella canonica ed è composta dalle seguenti parti (in ordine dall'inizio alla fine):

  1. Il sacerdote accoglie sposi, testimoni e invitati e tutti prendono posto in chiesa.
  2. Il sacerdote pronuncia una formula di accoglienza.
  3. Vengono letti due brani della bibbia: il primo è tratto dall'antico testamento e viene letto generalmente da un invitato di fede cattolica, il secondo è tratto dal vangelo e viene letto dal sacerdote.
  4. Il sacerdote tiene la sua omelia.
  5. Il sacerdote interroga gli sposi con tre formule standard:
    • Siete venuti a celebrare il matrimonio senza alcuna costrizione, in piena libertà e consapevoli della vostra decisione?
    • Siete disposti, seguendo la via del matrimonio, ad amarvi e a onorarvi l'un l'altro per tutta la vita?
    • Siete disposti ad accogliere con amore i figli che dio vorrà donarvi e a educarli secondo la legge di cristo e della sua chiesa?
  6. Gli sposi recitano la formula del consenso al matrimonio (a seconda delle scelte del sacerdote, possono leggere l'intera formula o rispondere si dopo che il sacerdote stesso l'ha pronunciata sotto forma di domanda).
  7. Il sacerdote pronuncia la formula dell'accoglienza del consenso.
  8. Il sacerdote benedice gli anelli, che poi vengono scambiati dagli sposi.
  9. Il sacerdote benedice la coppia.
  10. Il sacerdote e i presenti di fede cattolica continuano pronunciando alcune preghiere.
  11. Il sacerdote legge gli articoli del codice civile concernenti i diritti e i doveri dei coniugi.
  12. Il sacerdote benedice tutti i presenti (collettivamente, non uno per uno).
  13. Il sacerdote e i presenti di fede cattolica cantano un inno di chiesa.
  14. Dopo la lettura dell'atto di matrimonio, questo viene firmato da sposi, testimoni e sacerdote.

Importante:

La risposta negativa ad una qualsiasi fra le formule di cui al punto 3 comporterebbe la nullità del matrimonio, così come la risposta affermativa in cattiva fede. Quindi, se una coppia ha deciso di non battezzare i figli o di non educarli secondo la fede cattolica, deve fare molta attenzione a non dirlo mai in presenza del sacerdote. Almeno non prima, durante ed entro i primi mesi successivi al matrimonio.

24feb/100

DR ABC

Chiunque abbia seguito in corso di primo soccorso conosce sicuramente l'acronimo ABC, che riassume le prime tre cose di cui bisogna preoccuparsi avvicinandoci ad un paziente:

  • Airways - Verificare e garantire la pervietà delle vie respiratorie.
  • Breathing - Verificare che il paziente respiri e controllare la frequenza respiratoria.
  • Circulation - Controllare i parametri legati alla circolazione (frequenza cardiaca e pressione arteriosa).

Questa sequenza è essenziale per il soccorso in ambulanza, ma può non essere semplice da applicare per quei passanti che decidono di aiutare qualcuno che sta male in attesa dei soccorsi. In questo caso ci viene incontro la DVLA (Driver and Vehicle Licensing Agency, l'equivalente britannico della motorizzazione), il cui codice della strada contiene in appendice la spiegazione della sequenza DR ABC (che possiamo leggere Doctor ABC).

Questo acronimo riassume infatti le fasi principali del soccorso da parte dei passanti:

  • Danger (pericolo) - Per prima cosa bisogna fare molta attenzione a non mettere a rischio la propria vita e quella degli altri. Ad esempio, non bisogna mai fermarsi in autostrada per prestare soccorso, entrare in un edificio pericolante o in fiamme o uscire dal proprio veicolo in autostrada.
  • Response (reazione) - Bisogna verificare lo stato di coscienza dei feriti ponendogli domande e scuotendo leggermente le loro spalle.  Se sono coscienti e orientati nel tempo e nello spazio (Dove ci troviamo? Che giorno è oggi? Che anno è questo?) possono essere lasciati momentaneamente soli per occuparsi degli altri feriti.
  • Airways (vie respiratorie) - In caso di incoscienza, le vie respiratorie devono essere mantenute libere. Questo si può ottenere mettendo una mano sulla fronte del ferito, due dita sotto il suo mento e spingendo leggermente all'indietro la sua testa.
  • Breathing (respiro) - La respirazione dev'essere normale. Dopo avere aperto le vie respiratorie, bisogna controllare per 10 secondi se il ferito respira. Questo si ottiene avvicinando un orecchio alla sua bocca e praticando la cosiddetta manovra GAS (Guardo se il torace si alza e si abbassa, Ascolto eventuali rumori legati alla respirazione, Sento il respiro del ferito sulla mia pelle).
  • Compressions (compressioni) - Se il ferito non respira, è necessario comprimere il torace per mantenere la circolazione del sangue. Questo si ottiene mettendo due mani al centro del torace una sull’altra e comprimendo fino a 4-5 centimetri con una frequenza di 100 compressioni al minuto. Per i bambini potrebbe essere sufficiente usare una mano sola. Dopo avere compresso il torace per 30 volte, sarebbe opportuno spingere la testa del ferito leggermente all’indietro, tappagli il naso, posare la bocca sulla sua e soffiare due volte per circa un secondo (soffia con poca forza se il ferito è un bambino).

Detto questo, è chiaro che l'ideale sarebbe che ciascuno di noi seguisse un corso di primo soccorso (solitamente le pubbliche assistenze li organizzano gratuitamente). Questo migliorerebbe notevolmente l'efficienza del soccorso preospedaliero, riducendo il tasso di mortalità e le conseguenze di lungo periodo per gli arresti cardiaci (in questo tipo di emergenza, infatti, i primissimi minuti sono essenziali).

In conclusione, mi preme ricordare che in Italia è sempre obbligatorio chiamare il 118 se si assiste ad un incidente o se si teme che una persona stia male. Anche se per qualsiasi ragione non ci si può o non ci si vuole fermare ad aiutarlo. In caso contrario si infrange l'articolo 593 del codice penale (omissione di soccorso) e si rischiano una multa fino a 2500 € e la reclusione fino ad un anno.

21feb/100

Sessualità (ir)responsabile

CondomAl corso prematrimoniale, anche la lezione su Sessualità e procreazione responsabile è passata.

Prima di tutto penso che sia doveroso un commento positivo: confermo la mia opinione positiva su questi frati. Essendo frequentato da 15 coppie, il corso si divide sempre in tre gruppi, due dei quali coordinati anche da un frate. Almeno Frate A, di cui ho già accennato in un altro post, ha detto chiaramente che per evitare gravidanze indesiderate bisogna usare il preservativo, checché ne dica il papa. Anzi, mi risulta che abbia detto qualcosa del tipo "insomma, il papa ovviamente dice quello che dice, ma se un quindicenne vuole avere un rapporto sessuale bisogna dirgli chiaramente di usare il preservativo".

Non sono sicuro delle parole che ha usato perché questo discorso mi è stato riferito da altri (ero in un altro gruppo), ma il senso era questo.

Fra le coppie che coordinano il corso, al mio gruppo è stata assegnata quella un po' più rigida (credo, e non sono l'unico a dirlo), e qui cominciano le risate.

Infatti mi aspettavo, in quanto ateo e razionalista, di dover essere polemico per tutta la sera. Invece mi sono seduto comodamente e mi sono goduto una discussione infinita fra i cattolici che seguono il corso (tutte persone ragionevoli) e la coppia che lo coordinava. Ecco le due chicche migliori della serata:

  • Non è vero che le donne stuprate poi abortiscono perché odiano l'idea di avere un figlio dal loro stupratore. Anzi, spesso si forma un forte senso di attaccamento da parte delle vittime di stupro nei confronti del loro carnefice. A questo punto una neuropsicologa che frequenta il corso con il suo fidanzato ha lanciato uno sgomento mugolio di disapprovazione.
  • La parola "contraccezione" non si riferisce a preservativi, pillola, diaframma, ecc. Al contrario, si riferisce alla volontà di non avere mai figli durante tutta la vita e di controllare sempre il proprio destino. Eh, si. Perché l'italiano è solo un'opinione.

Alla fine la discussione si è scaldata tanto da rimanere in sospeso. Infatti, quando è finito il tempo, non eravamo neanche a metà degli argomenti dei quali avremmo dovuto discutere.

Piccola nota en passant: ammetto di essermi divertito molto, e non sono stato l'unico a trovare la serata molto interessante. Se avessimo avuto l'opzione di dormire lì continuando la discussione a oltranza, probabilmente sarei rimasto.

18feb/100

Cartapesta

Scatola di cartapesta a forma di cuore - in costruzioneLa cartapesta è un materiale economico ed estremamente versatile, che permette di costruire oggetti di ogni tipo (come la scatola a forma di cuore che vedete fotografata qui a destra, ancora in costruzione - un regalo di san Valentino un po' in ritardo).

Su internet si trovano molte ricette per la cartapesta in pasta. Io uso quella che segue.

Ricetta per preparare la cartapesta

Materiali:

  • Carta non o cartone di recupero (giornali vecchi, scatole di cartone ondulato, contenitori delle uova... l'importante è non usare carta molto liscia come quella per fotocopie).
  • Colla da tappezziere (si presenta come una polvere di colore bianco).

Preparazione

Strappare la carta in piccoli pezzi (più sono piccoli, più sarà facile lavorarli per ottenere una pasta molto fine) e metterli in una pentola, ricoprendoli d'acqua di rubinetto. Consiglio di usare almeno l'equivalente di 3-4 fogli di carta di giornale.

Portare l'acqua ad ebollizione e farla bollire per almeno 30 minuti, aggiungendo acqua se necessario. Lasciare il tutto a macerare per almeno qualche ora, poi ripetere l'operazione.

Quando l'acqua si è raffreddata, svuotare la pentola strizzando grossolanamente la carta (deve rimanere leggermente umida, ma non deve gocciolare). Mettere la carta bollita in un contenitore basso e batterla con un mazzuolo in gomma per sminuzzarla, separando le fibre fino ad ottenere un composto fine e pastoso. I singoli pezzi di carta non dovrebbero essere più riconoscibili.

Preparare la colla da tappezziere, diluendola meno di quanto viene suggerito sulla confezione. La colla deve diventare densa, altrimenti la cartapesta sarà troppo umida, impiegherà giorni per asciugarsi e si deformerà in modo significativo per via della conseguente perdita di volume.

Mischiare la carta e la colla da tappezziere, lavorandola fino ad ottenere un impasto morbido e uniforme. A questo punto la cartapesta è pronta per essere utilizzata.

Conservazione

La cartapesta che avanza può essere conservata per parecchi giorni in frigorifero, all'interno di un sacchetto ben sigillato e privo d'aria.

15feb/100

Documenti per il matrimonio misto

Quando la mia fidanzata mi ha parlato per la prima volta della possibilità di sposarci in chiesa anche se sono (e resterò) ateo e non battezzato, ho cercato un po' di informazioni su internet. Così ho scoperto che le informazioni in merito sono generalmente confuse e sparse su molti siti diversi. Ho quindi intenzione di pubblicare nella categoria "matrimonio" (tag "matrimonio misto") una serie di post più o meno organizzati su questa tematica.

Visto che abbiamo cominciato da poco a fare tutti i documenti necessari, partirò da qui. Infatti la procedura, pur non essendo particolarmente complessa, è piuttosto lunga.

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Innanzitutto ribadisco che questo tipo di cerimonia è accessibile soltanto per coloro che non sono mai stati battezzati o che, avendo abbandonato il cristianesimo, non hanno richiesto lo "sbattezzo". Chi ha espresso la volontà di non essere più considerato cattolico, richiedendo l'annotazione della propria volontà nel registro dei battesimi della sua parrocchia (sbattezzo), non vi può accedere in quanto la chiesa cattolica considera il battesimo incancellabile e vige un esplicito divieto papale a sposare in chiesa chi ha richiesto lo sbattezzo.

Dal momento che il matrimonio in chiesa fra una parte cattolica e una parte catecumena o non cattolica (matrimonio misto) ha un valore sia civile, sia religioso, i documenti richiesti riflettono questi due aspetti. Alcuni documenti devono essere richiesti dai fidanzati, altri vengono prodotti dal parroco al quale i fidanzati fanno riferimento per le pratiche matrimoniali.

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Documenti che devono essere richiesti dai fidanzati e consegnati al parroco che si occupa delle loro pratiche matrimoniali:

  • Certificato di stato libero (rilasciato dall'ufficio anagrafico del comune di residenza).
  • Dichiarazione testimoniale di stato libero (rilasciato dalla parrocchia pertinente per la zona in cui si è nati, solo se uno o entrambi i fidanzati hanno vissuto in una città diversa da quella di residenza dopo aver compiuto 16 anni).
  • Certificato di battesimo e cresima (rilasciato dalla parrocchia in cui sono avvenute le cerimonie, ovviamente solo per la parte cattolica).
  • Attestato di partecipazione ad un corso prematrimoniale (rilasciato alla coppia dal parroco/frate che ha organizzato il corso).

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Documenti prodotti dal parroco che si occupa delle pratiche matrimoniali (quelli che seguono, per la maggior parte, non sono termini tecnici, ma descrizioni fatte con parole mie):

  1. Questionario compilato dal parroco, intervistando separatamente i due fidanzati per verificare che hanno deciso spontaneamente di sposarsi in chiesa, che sono in linea con le idee della chiesa cattolica sul matrimonio e sui figli, che non ci sono impedimenti al matrimonio cattolico e a quello civile.
  2. Istanza alla curia per autorizzare il matrimonio fra una parte cattolica e una non cattolica.

Il documento 1 consiste in una lunga serie di domande (può richiedere anche mezz'ora) volte a verificare che entrambi i fidanzati hanno deciso di loro spontanea volontà di sposarsi in chiesa, che non hanno intenzione di tradirsi o divorziare, che accettano di diventare genitori e che accettano di educare i figli secondo "gli insegnamenti della chiesa cattolica".

Le ultime domande riguardano gli impedimenti al matrimonio civile e a quello cattolico, quindi il parroco dovrà annotare che uno dei due fidanzati non è battezzato. Si tratta di un impedimento temporaneo, che decadrà grazie alla dispensa concessa dalla curia in risposta al documento 2.

Da un punto di vista ateo o agnostico, l'unico vero problema può essere costituito dalle domande sull'educazione dei figli. In ogni caso, se il problema è già stato affrontato all'interno della coppia prendendo la decisione di non educarli secondo canoni cattolici, la parte non cattolica non dovrebbe avere particolari problemi a mentire al parroco. Infatti questo documento non ha alcun valore legale e non può essere utilizzato per obbligare un genitore a dare una particolare educazione ai propri figli.

Il documento 2 contiene due dichiarazioni. La parte cattolica dichiara di non voler abbandonare la sua fede e si impegna a fare il possibile affinché eventuali figli vengano battezzati ed educati secondo la religione cattolica. La parte non cattolica, invece, afferma di essere a conoscenza dell'impegno preso dal fidanzato / dalla fidanzata.

La formulazione di questo documento, per fortuna, è tale da non creare problemi nemmeno alle persone più sincere. Infatti l'impegno per la parte cattolica è solo a "fare il possibile" affinché i figli siano cattolici. Questo, in una coppia mista, può voler dire qualsiasi cosa (una possibile interpretazione è "discutere prima del matrimonio con il fidanzato ateo, accettando di non battezzarli e di educarli secondo i valori comuni condivisi dai coniugi, dando loro il buon esempio e lasciandoli liberi di scegliere al compimento del sedicesimo anno di età").

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Qualche giorno dopo aver compilato i documenti 1 e 2, il parroco potrà consegnare ai fidanzati altri due documenti:

  • Richiesta per la parrocchia di esporre le pubblicazioni di matrimonio, da consegnare al parroco che celebrerà la cerimonia (se diverso da quello che ha curato la pratica matrimoniale). Le pubblicazioni dovranno essere esposte in parrocchia almeno per 8 giorni, incluse 2 domeniche.
  • Richiesta per il comune di esporre le pubblicazioni di matrimonio, da consegnare all'ufficio anagrafico del comune in cui viene celebrata la cerimonia. Le pubblicazioni dovranno essere esposte in comune almeno per 8 giorni, incluse 2 domeniche.

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Piccola curiosità: il parroco della chiesa in cui stiamo facendo le pratiche matrimoniali è passato a benedire le case e a consegnarci alcuni documenti legati al matrimonio proprio mentre scrivevo questo post.

13feb/100

Guinea pig (cavia, per chi non sapesse l’inglese)

Guinea pig - altrimenti detta cavia, o porcellino d'india

Eccomi qui. (courtesy of freefoto.com)

Oggi ho fatto da cavia per un esperimento di neuropsicologia... ed è stato davvero interessante!

L'esperimento è stato condotto dall'Istituto Italiano di Tecnologia, una struttura di ricerca situata nell'estrema periferia di Genova, ma abbastanza semplice da raggiungere. E questa è stata la prima sorpresa della giornata, visto che fino a pochi giorni fa ne ignoravo completamente l'esistenza (ad essere sincero non mi aspettavo che in questo paese, sempre pronto a tagliare fondi a tutti, esistesse una struttura di questo genere - men che mai pensavo che potesse esistere in questa città).

Una nota en passant: l'esperimento è durato circa 4 ore (da quando sono entrato a quando sono uscito dall'edificio) e l'IIT mi ha riconosciuto un rimborso spese di 40 € netti. Una delle ricercatrici, che ho conosciuto in un altro contesto, mi ha chiesto di parlarne in giro perché hanno ancora bisogno di volontari. Se qualcuno fosse interessato mi contatti pure, così passerò i suoi dati al team di ricerca.

Ammetto che le mie conoscenze scientifiche sono scarsine, quindi credo di avere capito abbastanza bene a cosa serviva l'esperimento, ma non sono sicuro di saperlo spiegare in modo comprensibile. Quindi mi limiterò ad affermare che è stata un'esperienza molto interessante, anche se un po' scomoda (la cuffia dell'elettroencefalogramma non è nota per la sua comodità).

La cosa più interessante, per me, è stato scoprire a che punto è arrivata la scienza nello studio del cervello. Per stimolare un leggero movimento della lingua (legato al risultato di precedenti esperimenti che hanno mostrato che questo tipo di stimolazione migliora la comprensione del suono delle lettere) veniva usato uno strumento che, in modo innocuo, indolore e non invasivo, induceva una piccola area della corteccia cerebrale a generare un impulso. La precisione dello strumento e della mappatura di alcune aree della corteccia è tale che riescono a farti muovere singole dita, ordinando al tuo cervello di ordinare ai muscoli di muoversi.

Mi è rimasta una curiosità. Visto che l'esperimento consiste nel riconoscimento del suono di alcune lettere... se un glottologo accetta di sottoporvisi come cavia, non rischia di falsificare i risultati?

Chissà, forse un giorno arriveranno a comprendere fin nei minimi dettagli il modo in cui vengono generate tutte le nostre emozioni. E questo, in ultima istanza, dimostrerà l'essenza materiale dell'uomo, confutando qualsiasi ipotesi che implica l'esistenza di un'anima (e dimostrando positivamente l'inesistenza di qualsiasi dio - anche se, come ho già detto, una simile dimostrazione non è necessaria).

11feb/100

Una pessima sentenza?

E' di un paio di settimane fa la notizia che un tribunale ha deciso l'affidamento esclusivo di un bambino, figlio di una lesbica e di un gay, alla madre biologica sulla base del principio che una buona madre è tale a prescindere dall'orientamento sessuale. Condivido in pieno questo principio, ma non credo che il movimento lgbt abbia molte ragioni di festeggiare.

A contestare l'affidamento esclusivo alla madre biologica, infatti, non è il padre biologico o un altro consanguineo, ma la precedente compagna della madre. Questa povera donna ha cresciuto la bimba come se fosse sua, nel contesto di una coppia lesbica in cui le due innamorate ricoprivano il ruolo affettivo dei genitori, e dopo la separazione si è vista negare qualsiasi ruolo, incluso il diritto a visitare la piccola.

Una situazione in cui, per inciso, si trovano molti genitori separati e divorziati.

Se la sentenza in questione afferma che una madre lesbica è comunque una buona madre, quindi, afferma anche che nel contesto giuridico italiano una coppia omosessuale non è una famiglia (avvallando il rifiuto da parte della madre biologica della bambina dell'affidamento congiunto con diritto di visita da parte della sua ex compagna). Un messaggio molto negativo che, a mio parere, supera di gran lunga quello positivo sulle qualità della madre biologica.

9feb/100

Lo “sbattezzo” secondo un prete


Sbattezzamoci con l'UAAR
Se si nutre un po' di interesse sia per l'antropologia, sia per le tematiche atee, è divertente parlare di “sbattezzo” con un prete.

La prima volta mi è capitato parlando a don A. dei documenti necessari per sposarmi in chiesa con rito misto. Nulla di trascendentale: mi ha chiesto se non ero mai stato battezzato o se mi ero sbattezzato, gli ho risposto che non sono mai stato battezzato, fine del discorso.

La seconda volta, con don S., ho tirato fuori io l'argomento. Sono andato a parlargli con la mia fidanzata per avere più informazioni sul rito del matrimonio misto e mi è tornato in mente quell'episodio. Attanagliato da una momentanea, ma intensa, curiosità, gli ho chiesto quale fosse la differenza fra il “mai battezzato” e lo “sbattezzato”. Per evitare inutili polemiche (dopotutto il mio rapporto con il prete è puramente utilitaristico) e per sollecitare una risposta sincera, ho finto di non essere un socio UAAR e di ignorare la natura di questo cosiddetto “sbattezzo”.

Che dire, è stato divertente sondare la profondità dell'ignoranza di chi vuole pontificare senza informarsi sulle ragioni dell'altro.

Punto primo, don S. non aveva idea di cosa fosse esattamente quello che i media hanno chiamato “sbattezzo”. Anche se, da un punto di vista operativo, aveva tutta l'aria di averci già avuto a che fare.

Infatti, rispetto alle “scelte fatte dai genitori per l'educazione di un figlio” (come se si trattasse di decisioni scolpite nella pietra sulle quali il figlio, divenuto maggiorenne, non può influire), lo considerava come un controrito (!?!) fatto solo per dispetto, per mostrare il proprio disprezzo nei confronti della chiesa. Un disprezzo che, secondo lui, è senza esito: non potendo (da un punto di vista religioso, legato all'anima) cancellare il sacramento e ripristinare il peccato originale (!?!), il prete si limita infatti ad annotare che la persona X abiura la fede cattolica.

Lasciando stare il fatto che la chiesa cattolica, in genere, si impegna con tutte le sue forze per essere disprezzata (basti pensare alle affermazioni medioevali su gay, aids, preservativo, diritti civili, ecc.), una simile descrizione dello “sbattezzo” non potrebbe essere più lontana dalla realtà.

Infatti sarebbe assurdo, per un ateo o un agnostico, voler annullare un sacramento (che non ha alcun valore) e ripristinare un peccato (considerato inesistente almeno quanto l'anima). Lo “sbattezzo” nasce dalla pratica di battezzare i neonati e di calcolare il numero di cattolici basandosi sui registri dei battesimi. Con questo sistema, l'unico modo per non essere considerati cattolici è chiedere un'annotazione in tal senso a margine del registro dei battezzati. Questo, e solo questo, è il senso dello “sbattezzo”.

Punto secondo, e questo forse è il più divertente, secondo don S. lo “sbattezzo” è una moda messa in giro da qualche massoneria. Massoneria?!? L'Unine degli Atei e degli Agnostici Razionalisti?!? Insomma, un po' di serietà e di rispetto per l'avversario sarebbero doverosi, anche per un prete.

Detto questo, avendo studiato la cultura islamica all'università, capisco perfettamente che per una religione monoteista l'apostasia sia più grave della semplice miscredenza. Non approvo, invece, la pratica di battezzare i neonati e considerarli apostati se poi non diventano cattolici. Un'idea che, tra l'altro, è chiaramente in contrasto con la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Dimenticavo, il Vaticano (e quindi la chiesa cattolica) non l'ha firmata, al pari di numerose teocrazie mediorientali. Chissà, forse hanno qualcosa in comune...

7feb/100

Incidente stradale sotto casa

Foto originale dell'incidente stradale - la mattina dopo.
Foto scattata la mattina dopo dal balcone, quando la macchina che ha causato l'incidente era già stata rimossa. I segni gialli indicano la traiettoria del veicolo e i punti di impatto con gli altri veicoli.
© 2010 Rocco Barbini.

Da circa un mese, ogni volta che vado in Croce Verde non succede nulla: la serata passa giocando a biliardo e a calcetto, leggendo o guardando un film. Sarebbe bellissimo, visto che quando chiama il 118 significa che qualcuno sta male... se non fosse che in questo stesso mese mi è capitato almeno due volte di dover soccorrere qualcuno.
I fatti strani della vita.

Meno di un'ora fa ero coricato sul letto e stavo parlando con Sara, la mia fidanzata, di alcuni problemi che ha sul lavoro. Di colpo sentiamo un boato, rumore di freni e un altro paio di colpi. Mi sono affacciato per scoprire quello che già intuivo: una macchina aveva perso il controllo e si era schiantata.

Per inciso, abito in una via a senso unico e a metà di un lungo rettilineo, quindi complimenti all'autista.
Dall'alto del mio balcone al secondo piano si poteva intuire facilmente la dinamica dell'incidente: l'auto aveva colpito alcune macchine parcheggiate in linea sul lato sinistro della strada, poi era rimbalzata sul posteriore di una macchina parcheggiata a lisca di pesce sul lato destro della strada, infine era rimbalzata contro un'altra auto posteggiata in linea sul lato opposto, dove si era fermata.

Non sembrava che fossero coinvolti pedoni o altri veicoli – anzi non erano affatto coinvolti – ma si stava già raccogliendo una piccola folla. Nel dubbio ho chiamato subito il 118, descrivendo in ordine di importanza il luogo da cui chiamavo, il tipo di incidente e spiegando che ignoravo il numero di feriti. Subito dopo aver chiuso la chiamata, ho quindi indossato la giacca ad alta visibilità dell'uniforme (per essere riconoscibile come soccorritore), ho preso un paio di guanti in latex (perché la protezione e il controllo delle infezioni sono importanti) e sono corso in strada.

Per farla breve, i potenziali feriti (assolutamente non gravi) erano una coppia di fidanzati che, al momento dell'incidente, stavano litigando.

Il ragazzo, alla guida, non si era fatto nulla e non era nemmeno agitato. L'airbag (che si era aperto al primo impatto con l'angolo anteriore sinistro di una macchina parcheggiata) e la cintura lo avevano protetto in modo adeguato.

La ragazza era nel mezzo di uno shock emotivo, non faceva altro che ripetere "è colpa mia, è tutta colpa mia" e aveva l'aria di essere sotto l'effetto di una dose moderata di alcool o droghe leggere. A parte questo, non mostrava segni di trauma o shock (quello pericoloso): il colorito era sano, non aveva un graffio e negava qualsiasi impatto con l'interno del veicolo (e il parabrezza non mostrava il segno di bull's eye caratteristico di questo tipo di impatto).

In compenso le due ambulanze inviate sul posto si sono trovate di fronte a due problemi interessanti:

  1. La strada davanti a loro era bloccata dal veicolo incidentato la dinamica dell'incidente l'aveva reso inutilizzabile, strappando letteralmente una ruota dall'asse posteriore), mentre quella dietro di loro era bloccata da altre auto appena arrivate.
  2. La ragazza era minorenne, ma chiedeva insistentemente di non essere portata in ospedale perché le avrebbero fatto l'esame del sangue (altro sintomo dell'abuso di droghe o alcool).

Tutto risolto senza danni per nessuno, a parte una fila di macchine. Certo, se fossi il ragazzo alla guida scapperei di corsa a Timbuctu, prima che arrivino a casa il conto della carrozzeria e quello dell'assicurazione.

Morale della favola: se proprio dovete litigare in macchina, fatelo solo dopo aver parcheggiato.

5feb/100

Drunk on a bus

Image: Nicholas Tarling / FreeDigitalPhotos.net

Serata tranquilla in Croce Verde: nessuna chiamata, un paio di partite a biliardo (giocate meglio del solito) e, per Sara, un full immersion di punto croce. Probabilmente una conseguenza dell'elevato numero di pubbliche assistenze, squadre serali e ambulanze distribuite in giro per Genova (la serata tranquilla, non il punto croce).

Il ritorno a casa, invece, è stato particolare.

Primo autobus, primo ubriaco: un ultrà del Genoa che ha cantato a squarciagola e senza interruzione inni da stadio da Prà a Cornigliano (per chi non fosse di Genova, si tratta di oltre 20 minuti di autobus, per un totale di circa 7 chilometri percorsi). A parte la scarsa fantasia e i problemi di memoria indotti dall'alcool (immaginatevi due sole canzoni da stadio ripetute per quasi mezz'ora), oltre naturalmente al disagio quando ha cominciato a chiedere in giro agli altri viaggiatori se erano genoani...

...cosa sarebbe successo se fosse salito un altro viaggiatore altrettanto ultrà e altrettanto ubriaco, ma sampdoriano?

Tra l'altro questo ubriaco era seduto proprio all'inizio del mezzo, quindi povero autista!

Secondo autobus, ennesimo ubriaco. Un ubriaco persino più fastidioso, visto che cercava di interagire con tutti i passeggeri straparlando in un dialetto maghrebino, ma probabilmente meno pericoloso. Certo, però, che non è piacevole viaggiare per altri 10 minuti con un pazzo ubriaco che lancia chewingums (per fortuna non masticate) in tutte le direzioni, importuna tutti i passeggeri e sembra avere qualcosa da ridire quando vede una coppia di fidanzati che si tengono per mano.

Dico sembra perché ogni sua parola era assolutamente incomprensibile.

Quanto è bello prendere l'autobus a Genova verso mezzanotte!

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