Adozione per i single anche in Italia?
Con una sentenza rivoluzionaria (per l'Italia), la Cassazione ha riconosciuto l'adozione di una bambina russa da parte di una single residente a Genova. Probabilmente fioriranno numerose polemiche dai vari catto-talebani di casa nostra.
A prescindere dalle convinzioni che possiamo avere sulla famiglia, non dobbiamo dimenticarci che in questo caso l'alternativa non è fra 1 o 2 genitori, ma fra 1 e 0 genitori. Ferma restando la necessità di opportune verifiche, doverose anchein caso di adozione da parte di coppie (assenza di precedenti penali, capacità finanziaria, ecc), è sempre meglio un bambino con un genitore di un bambino senza genitori.
Detto questo, non dobbiamo dimenticarci che la famiglia "tradizionale" cattolica non è un fatto naturale, ma culturale (inteso nel senso antropologico del termine). Un elemento di una cultura che sta cambiando ormai da decenni.
In molti paesi, ad esempio, le coppie omosessuali sposate e con figli sono una realtà da molto tempo. I figli di queste coppie, che in ogni caso sono numerose anche in italia (ovviamente in Italia abbiamo famiglie omogenitoriali non sposate, cerca "famiglie arcobaleno"), sono stati monitorati in molti paesi (es. Olanda) e non hanno manifestato nessuna deviazione dalla media (non sono più psicopatici, più ladri, meno studiosi ecc degli altri bambini).
Sarebbe il caso che anche l'Italia adeguasse la sua legislazione ai cambiamenti in atto nella società.
Lo “sbattezzo” secondo un prete
Se si nutre un po' di interesse sia per l'antropologia, sia per le tematiche atee, è divertente parlare di “sbattezzo” con un prete.
La prima volta mi è capitato parlando a don A. dei documenti necessari per sposarmi in chiesa con rito misto. Nulla di trascendentale: mi ha chiesto se non ero mai stato battezzato o se mi ero sbattezzato, gli ho risposto che non sono mai stato battezzato, fine del discorso.
La seconda volta, con don S., ho tirato fuori io l'argomento. Sono andato a parlargli con la mia fidanzata per avere più informazioni sul rito del matrimonio misto e mi è tornato in mente quell'episodio. Attanagliato da una momentanea, ma intensa, curiosità, gli ho chiesto quale fosse la differenza fra il “mai battezzato” e lo “sbattezzato”. Per evitare inutili polemiche (dopotutto il mio rapporto con il prete è puramente utilitaristico) e per sollecitare una risposta sincera, ho finto di non essere un socio UAAR e di ignorare la natura di questo cosiddetto “sbattezzo”.
Che dire, è stato divertente sondare la profondità dell'ignoranza di chi vuole pontificare senza informarsi sulle ragioni dell'altro.
Punto primo, don S. non aveva idea di cosa fosse esattamente quello che i media hanno chiamato “sbattezzo”. Anche se, da un punto di vista operativo, aveva tutta l'aria di averci già avuto a che fare.
Infatti, rispetto alle “scelte fatte dai genitori per l'educazione di un figlio” (come se si trattasse di decisioni scolpite nella pietra sulle quali il figlio, divenuto maggiorenne, non può influire), lo considerava come un controrito (!?!) fatto solo per dispetto, per mostrare il proprio disprezzo nei confronti della chiesa. Un disprezzo che, secondo lui, è senza esito: non potendo (da un punto di vista religioso, legato all'anima) cancellare il sacramento e ripristinare il peccato originale (!?!), il prete si limita infatti ad annotare che la persona X abiura la fede cattolica.
Lasciando stare il fatto che la chiesa cattolica, in genere, si impegna con tutte le sue forze per essere disprezzata (basti pensare alle affermazioni medioevali su gay, aids, preservativo, diritti civili, ecc.), una simile descrizione dello “sbattezzo” non potrebbe essere più lontana dalla realtà.
Infatti sarebbe assurdo, per un ateo o un agnostico, voler annullare un sacramento (che non ha alcun valore) e ripristinare un peccato (considerato inesistente almeno quanto l'anima). Lo “sbattezzo” nasce dalla pratica di battezzare i neonati e di calcolare il numero di cattolici basandosi sui registri dei battesimi. Con questo sistema, l'unico modo per non essere considerati cattolici è chiedere un'annotazione in tal senso a margine del registro dei battezzati. Questo, e solo questo, è il senso dello “sbattezzo”.
Punto secondo, e questo forse è il più divertente, secondo don S. lo “sbattezzo” è una moda messa in giro da qualche massoneria. Massoneria?!? L'Unine degli Atei e degli Agnostici Razionalisti?!? Insomma, un po' di serietà e di rispetto per l'avversario sarebbero doverosi, anche per un prete.
Detto questo, avendo studiato la cultura islamica all'università, capisco perfettamente che per una religione monoteista l'apostasia sia più grave della semplice miscredenza. Non approvo, invece, la pratica di battezzare i neonati e considerarli apostati se poi non diventano cattolici. Un'idea che, tra l'altro, è chiaramente in contrasto con la Dichiarazione universale dei diritti umani.
Dimenticavo, il Vaticano (e quindi la chiesa cattolica) non l'ha firmata, al pari di numerose teocrazie mediorientali. Chissà, forse hanno qualcosa in comune...
Dio non esiste… fino a prova contraria.
Qualche giorno fa, al corso prematrimoniale, mi hanno chiesto la mia opinione "alternativa" (dato il contesto) su alcune problematiche tipiche dei religiosi, come l'esistenza (o meno) di un dio in relazione agli eventi più belli o più tragici che accadono nella propria vita e nel mondo. Ci sono molti modi di fare questo tipo di domanda e in quel caso mi è stata fatta in modo non provocatorio, ma con un sincero interesse per un punto di vista diverso dal proprio, quindi è stato un piacere rispondere.
Parlandone, ho spiegato en passant che il mio ateismo non dipende da una carenza di risposte su problemi come il terremoto ad Haiti o la fame nel mondo, ma risiede a monte di ogni interrogativo di questo tipo. Nessuno, a quel punto, mi ha chiesto perché sono ateo - ed è stata quasi una fortuna. Pensandoci, mi sono reso conto di non avere mai espresso in modo sistematico le ragioni del mio ateismo. L'occasione per farlo mi è capitata qualche sera più tardi, chiacchierando con alcuni amici cattolici (ciascuno con le sue sfumature) e con un agnostico ex cattolico. Una bella serata, stimolante e divertente (lo devo ammettere, trovo queste discussioni divertentissime).
Il mio ateismo deriva in sostanza dall'applicazione del metodo scientifico, che fin'ora si è rivelato il sistema più efficace per conoscere in modo oggettivo le regole che governano l'universo. In particolare, parto dal principio che l'onere della prova spetta a chi afferma, sulla base del quale possiamo affermare che non esistono due teorie contrapposte (teista e ateista), ma una sola teoria teista che non è stata ancora dimostrata in modo scientifico (ovvero attraverso una serie di esperimenti ripetibili e misurabili) e che non è avvallata dalle osservazioni ottenute attraverso altri esperimenti basati sullo stesso metodo.
Dal momento che, per la scienza, qualsiasi teoria è falsa fino a prova contraria, possiamo affermare che l'inesistenza di qualsiasi dio è scientificamente dimostrata fino a prova contraria. Perché? Semplicemente perché l'esistenza di un qualsiasi dio (o degli unicorni alati che volano attorno alla luna, degli omini verdi su Marte e del mostro volante di spaghetti) non è mai stata dimostrata in modo scientifico e, come teoria, non è supportata da prove scientifiche (al contrario, ad esempio, della teoria dell'evoluzione di Darwin, che pur non essendo stata ancora dimostrata in modo definitivo è supportata da numerose prove).