Afkaar Dahriyyah Pensieri sconnessi in un periodo di grandi cambiamenti.

9feb/100

Lo “sbattezzo” secondo un prete


Sbattezzamoci con l'UAAR
Se si nutre un po' di interesse sia per l'antropologia, sia per le tematiche atee, è divertente parlare di “sbattezzo” con un prete.

La prima volta mi è capitato parlando a don A. dei documenti necessari per sposarmi in chiesa con rito misto. Nulla di trascendentale: mi ha chiesto se non ero mai stato battezzato o se mi ero sbattezzato, gli ho risposto che non sono mai stato battezzato, fine del discorso.

La seconda volta, con don S., ho tirato fuori io l'argomento. Sono andato a parlargli con la mia fidanzata per avere più informazioni sul rito del matrimonio misto e mi è tornato in mente quell'episodio. Attanagliato da una momentanea, ma intensa, curiosità, gli ho chiesto quale fosse la differenza fra il “mai battezzato” e lo “sbattezzato”. Per evitare inutili polemiche (dopotutto il mio rapporto con il prete è puramente utilitaristico) e per sollecitare una risposta sincera, ho finto di non essere un socio UAAR e di ignorare la natura di questo cosiddetto “sbattezzo”.

Che dire, è stato divertente sondare la profondità dell'ignoranza di chi vuole pontificare senza informarsi sulle ragioni dell'altro.

Punto primo, don S. non aveva idea di cosa fosse esattamente quello che i media hanno chiamato “sbattezzo”. Anche se, da un punto di vista operativo, aveva tutta l'aria di averci già avuto a che fare.

Infatti, rispetto alle “scelte fatte dai genitori per l'educazione di un figlio” (come se si trattasse di decisioni scolpite nella pietra sulle quali il figlio, divenuto maggiorenne, non può influire), lo considerava come un controrito (!?!) fatto solo per dispetto, per mostrare il proprio disprezzo nei confronti della chiesa. Un disprezzo che, secondo lui, è senza esito: non potendo (da un punto di vista religioso, legato all'anima) cancellare il sacramento e ripristinare il peccato originale (!?!), il prete si limita infatti ad annotare che la persona X abiura la fede cattolica.

Lasciando stare il fatto che la chiesa cattolica, in genere, si impegna con tutte le sue forze per essere disprezzata (basti pensare alle affermazioni medioevali su gay, aids, preservativo, diritti civili, ecc.), una simile descrizione dello “sbattezzo” non potrebbe essere più lontana dalla realtà.

Infatti sarebbe assurdo, per un ateo o un agnostico, voler annullare un sacramento (che non ha alcun valore) e ripristinare un peccato (considerato inesistente almeno quanto l'anima). Lo “sbattezzo” nasce dalla pratica di battezzare i neonati e di calcolare il numero di cattolici basandosi sui registri dei battesimi. Con questo sistema, l'unico modo per non essere considerati cattolici è chiedere un'annotazione in tal senso a margine del registro dei battezzati. Questo, e solo questo, è il senso dello “sbattezzo”.

Punto secondo, e questo forse è il più divertente, secondo don S. lo “sbattezzo” è una moda messa in giro da qualche massoneria. Massoneria?!? L'Unine degli Atei e degli Agnostici Razionalisti?!? Insomma, un po' di serietà e di rispetto per l'avversario sarebbero doverosi, anche per un prete.

Detto questo, avendo studiato la cultura islamica all'università, capisco perfettamente che per una religione monoteista l'apostasia sia più grave della semplice miscredenza. Non approvo, invece, la pratica di battezzare i neonati e considerarli apostati se poi non diventano cattolici. Un'idea che, tra l'altro, è chiaramente in contrasto con la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Dimenticavo, il Vaticano (e quindi la chiesa cattolica) non l'ha firmata, al pari di numerose teocrazie mediorientali. Chissà, forse hanno qualcosa in comune...

1feb/100

Giornata dedicata al clero

Non si tratta di una nuova ricorrenza stabilita dall'ONU, ma di una descrizione della mia giornata: mattina da un prete, pomeriggio con un frate. Il che, per un ateo convinto, è abbastanza inusuale.

Il giudizio, tuttavia, è positivo - e questo forse è ancora più strano. Ovviamente con i dovuti distinguo.

Dal prete siamo andati per organizzare i dettagli del nostro matrimonio: data e forma del rito misto (dal momento che io non sono battezzato, mentre Sara - la mia fidanzata - è una catechista). Parlando del rito ho tirato un bel sospiro di sollievo, visto che ho scoperto che non contiene una messa, ma di questo parlerò in un altro post più specifico. A parte questo, mi sono tolto una curiosità è ho scoperto una lacuna fra le conoscenze del prete.

A dicembre, infatti, parlando con un altro prete per organizzare i documenti necessari per sposarci (la risposta è si: il mio matrimonio conta più preti/frati che sposi), mi è stato chiesto se non ero stato battezzato alla nascita o avevo chiesto lo sbattezzo. Altra novità: non mi aspettavo che un prete fosse così informato circa lo sbattezzo. Comunque stamattina ho chiesto se ci fossero differenze fra questi due casi e ho scoperto l'acqua calda: per la chiesa cattolica l'apostasia è più grave della semplice miscredenza.

Perché dico che ho scoperto una lacuna fra le conoscenze del prete? Beh, perché ad esempio era convinto che lo scopo dello sbattezzo (meglio noto fra i soci UAAR come campagna di bonifica statistica) fosse l'annullamento religioso di un sacramento. Se lo richiede un ateo, è ovvio che dell'aspetto religioso non gli importa un fico, no? L'unico scopo della richiesta di non essere più considerati cattolici è, appunto, quello di non andare a ingrossare le fila dei cattolici nelle statistiche relative all'Italia. Inoltre ignorava l'esistenza di un'associazione di atei (UAAR - Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) e attribuiva la moda dello sbattezzo alla massoneria (?!?). Sviste che capitano, o no?

Con il frate abbiamo passato un paio d'ore al pomeriggio, durante il corso prematrimoniale. E adesso è venuto il momento, per chi mi conosce da anni, di prepararsi a sentire un'affermazione sconvolgente: trovo che questo frate sia intelligente e simpatico.

La risposta è no: non ho la minima intenzione di convertirmi ad una qualsivoglia religione, però (come dicono in MASH) fair is fair, e questo frate se lo merita.

Il pomeriggio avrebbe potuto essere segnato dalla noia o dal disagio, visto che l'argomento era la fede in Gesù Cristo, eppure non è stato così. E non mi riferisco solo al fatto che il discorso tende sempre a svicolare sui piccoli e grandi problemi della vita di coppia dei partecipanti, trasformandosi in genere in una riunione di auto aiuto a gruppi (modello Alcolisti Anonimi, per intenderci).

Da un punto di vista caratteriale, Fr.A. è sempre pronto a scherzare anche in mezzo ai discorsi più seri, il che naturalmente fa piacere. A parte questo, però, dimostra una conoscenza abbastanza approfondita e scevra da preconcetti di quello che sono le concezioni, la filosofia di vita e i valori di un ateo. Finora è sempre riuscito a pormi domande interessanti e pertinenti e, nelle discussioni che ne sono nate, ha mostrato di comprendere perfettamente il mio punto di vista e di accettarlo (pur non condividendolo, naturalmente).

Questo non cambia affatto il mio giudizio estremamente negativo nei confronti del papa, dei cardinali e dei vescovi (giudizio basato sulle loro affermazioni che si sentono fin troppo spesso sui media italiani e sulle loro pesanti responsabilità in tragedie come l'AIDS in Africa, l'arretratezza dell'Italia e della Polonia e l'omofobia diffusa in questi e altri paesi). Però fa sempre piacere, in un ambiente ateofobico come la chiesa cattolica, scoprire qualcuno con cui si riesce a ragionare, scherzare e ridere.