Afkaar Dahriyyah Pensieri sconnessi in un periodo di grandi cambiamenti.

16ott/110

Ubriachi e furgoni pirata.

L'alba a Milano dopo l'ultimo servizio.Turno di notte in ambulanza appena terminato, ho dormito poco e sono stravolto.

Statistiche del turno:

  • una bambina caduta in casa;
  • due sospetti problemi cardiaci;
  • un'anziana con sospetto enfisema acuto, più di là che di qua;
  • due incidenti stradali;
  • una lite violenta fra prostitute di colore.

L'ultimo incidente non comparirà su alcun giornale, purtroppo, perché i due rumeni coinvolti non erano i colpevoli, ma le vittime. Sappiamo tutti che in questo paese gli immigrati vittime di incidenti sono considerati interessanti dai media solo se sono colpevoli, ubriachi e drogati. Soprattutto quando sono rumeni.

In questo caso, però, i due Rumeni erano fermi al semaforo sulla loro golf, pronti ad imboccare un viale di Milano, sobri e decisamente non drogati. Al verde sono partiti e sono stati travolti da un furgone mercedes, che è subito fuggito.

Risultato: l'auto distrutta, lei politraumatizzata in un ospedale, lui diretto in un altro pronto soccorso con diverse ferite e dei vetri in un occhio. Spero che becchino l'autista del Mercedes, chi investe e scappa merita di perdere per sempre la propria patente.

L'altro incidente, a suo modo, è stato tranquillo: giovane, ubriaco e quasi illeso... almeno finché suo padre non riuscirà a parlargli in privato, visto che ha ribaltato e distrutto il furgoncino della ditta tornando dalla discoteca. I carabinieri intervenuti sulla chiamata gli hanno già fatto una bella lavata di capo, ma non sembrava che avesse molta voglia di ascoltarli. Cambierà idea quando si sveglierà domani in preda a nausea e malditesta, ma soprattutto abbastanza lucido da capire quanto è stato fortunato.

Questa, essenzialmente, è stata la mia mattinata fino alle 8 e mezza. Scriverei qualcosa anche sugli altri servizi, ma ho veramente sonno.

20ott/100

A new beginning? Volontariato in ambulanza in Lombardia.

Finalmente, a sei mesi esatti dal nostro matrimonio, mia moglie si è trasferita con me in Lombardia. Questo, assieme a quella che percepisco come una crescente sicurezza del posto di lavoro (unita naturalmente ad un crescente impegno, inteso anche come committment da parte mia), mi ha restituito la serenità necessaria per curare il blog.

Fra i tanti nuovi inizi di questo periodo, in mezzo a casa nuova, nuovo quartiere, nuovi negozi e nuove responsabilità... è entrato anche un nuovo volontariato. E non è un nuovo inizio di poco conto.

La nuova associazione, infatti, è in Lombardia, mentre quella vecchia era a Genova. Due regioni vicine all'interno dello stesso stato, per chi si interessa a questi dettagli. Meno di due ore di treno. Eppure si tratta di mondi completamente diversi, con regole e meccanismi di funzionamento che hanno molto poco in comune.

Sarà meglio cominciare dall'inizio: i volontari.

In Liguria la formazione dei volontari è lasciata per lo più alla buona volontà delle singole associazioni, suppongo per mancanza di fondi, e non ci sono (o sono scarsamente applicati e ancora meno noti) vincoli di sorta per la loro selezione. Così può capitare di incontrare equipaggi con minorenni, persone "scappate di casa" che non si sa nemmeno se hanno una fissa dimora, persone che hanno bevuto o fumato prima dell'intervento, persone con evidenti disabilità fisiche, ecc.

Ho fatto volontariato per anni a Genova e so benissimo che non tutti gli equipaggi sono così. Molti volontari sono composti da persone competenti e qualificate, molti altri no. In particolare, ho visto tutti i casi specifici che ho appena elencato.

Ad esempio ho sempre avuto ottimi rapporti con un volontario che zoppica: una persona molto motivata e competente che mi ha insegnato molto, ma è davvero la persona giusta per portare un paziente giù dalle scale? Ho anche visto un autista soccorritore senza fissa dimora che guidava come un cane. Un sacco di ragazzetti gasati che si credono rambo. Eccetera.

Se parliamo di formazione, poi si va dai volontari medici o infermieri, ai volontari abilitati DAE (ovvero in grado di usare un defibrillatore automatico esterno), a volontari che non hanno mai seguito un vero corso.

In Lombardia ci sono leggi regionali molto precise e universalmente applicate che impongono paletti molto precisi per la "selezione" e la formazione dei volontari.

Per poter salire in ambulanza, formazione a parte, è necessario:

  • essere maggiorenni.
  • Avere eseguito con esito "positivo" (= essere sani) una schermografia o un test TINE.
  • Portare un certificato di buona salute.
  • Portare un certificato penale.
  • Portare un casellario giudiziario.

In altre parole sono ammessi solo volontari maggiorenni, in buona salute, con la fedina penale pulita.

Quanto alla formazione, è previsto un percorso molto preciso.

Prima di tutto, un tirocinio pratico di 30 ore abilita al servizio in centralino (tornerò su questo nei prossimi giorni). Poi un corso di 40 ore, seguito da un esame, abilita al servizio in ambulanza nei soli servizi secondari e come quarto soccorritore nelle urgenze. Un ulteriore corso di 80 ore, seguito da un esame teorico-pratico al Niguarda, abilita all'uso del DAE e al serizio in ambulanza come terzo soccorritore. Solo dopo qualche anno diventa possibile ottenere la qualifica di Capo Servizio / Capo Equipaggio (quello che in Liguria è il Capo Squadra in ambulanza). Dopo altri anni diventa possibile cominciare il training come autista.

Questo percorso porta una serie di conseguenze positive per i pazienti. Ad esempio:

  • L'autista ha moltissima esperienza.
  • Il capo servizio ha molta esperienza.
  • Ogni equipaggio include almeno 3 persone completamente addestrate (120 ore) e abilitate al BLS e all'uso del DAE.
  • Tutti i membri di ogni equipaggio sono molto motivati e disposti ad imparare e a mettersi in gioco con la dovuta autocritica (motivato e gasato sono cose molto diverse).

Insomma, un altro mondo e un esempio da seguire per la sanità ligure (ovviamente la critica è rivolta all'amministrazione pubblica e alle cariche sociali delle PA, non ai singoli volontari).

25apr/100

ICE – In Case of Emergency

Ecco una buona pratica da seguire per essere soccorsi meglio in caso di necessità, direttamente dal blog inglese Random Acts of Reality.  Si tratta di un'eccellente idea, purtroppo poco conosciuta e (quasi) mai applicata in Italia.

In pratica si tratta di inserire nella rubrica del proprio cellulare un contatto chiamato "ICE", che in questo caso e` l'acronimo di "In Case of Emergency". Ovviamente il numero associato al contatto sara` quello della persona da contattare se vi succede qualcosa.

Nel caso sfortunato che vi succedesse qualcosa di grave, questo semplice accorgimento dovrebbe permettere a chi vi soccorre (se conosce questa pratica) di contattare i vostri cari per dirgli dove vi porta.

Nota: questo e` il mio primo post scritto da Blackberry.

21mar/100

Puzza, puzza che puzza!

Serata meno tranquilla del solito in croce verde: due codici gialli immediatamente prima e subito dopo cena. Per la statistica: un virus intestinale e una patologia cardiaca non identificata.

Quando stiamo per ordinare le pizze e squilla il telefono del 118, spero sempre che sia una cosa mediamente grave. Abbastanza grave da richiedere più attenzione della cena, almeno, altrimenti è sempre un po' scocciante.

Immaginatevi la felicità con cui ho scoperto che la paziente era una cinquantenne senza patologie gravi preesistenti (es. diabete, problemi cardiaci, etc), normalmente sana come un pesce, che si era solo beccata un virus intestinale. Una cosa scomoda, ma abbastanza leggera: pressione bassa, niente febbre, vomito e diarrea per qualche giorno. La tipica malattia per la quale gli adulti, di solito, si rivolgono al medico di famiglia, SENZA chiamare un'ambulanza.

Almeno senza chiamare un ambulanza per vomitarci e ca**rci dentro prima di cena!

2mar/100

DIB – Difficulty In Breathing

Dopo un lungo periodo di serali in Croce Verde passate giocando a biliardo, senza ricevere chiamate né dalla centrale operativa 118, né dall'ospedale più vicino, finalmente siamo usciti per un'emergenza.

Disclaimer: ovviamente non sono contento che qualcuno stia male. Visto però che un certo numero di persone al giorno hanno bisogno di un'ambulanza, preferisco che almeno alcune di esse ne abbiano bisogno nella mia zona quando sono in servizio. In questo modo da una parte saprò di avere aiutato qualcuno, dall'altra non perderò l'allenamento e sarò sempre in grado di fornire un servizio di qualità.

Aspettavamo tutti una chiamata, quindi siamo usciti in 4 e abbiamo collaborato per tutto il tempo in modo efficace. Anche la guida è stata collaborativa: io all'andata (codice giallo, quindi lampeggianti e sirena sotto la pioggia dalla sede al target), AR dal target all'ospedale (sempre codice giallo), CZ dall'ospedale alla sede (ha cominciato da poco a guidare l'ambulanza, quindi lo fa solo al ritorno dai servizi per prenderci la mano).

Sul target abbiamo trovato un anziano in preda ad una leggera crisi d'asma. Ha la bronchite cronica ed è sotto ossigenoterapia, quindi era già attaccato ad un bombolone d'ossigeno attraverso una cannula nasale. Era anche visibilmente agitato e respirava troppo rapidamente, cosicché la sua respirazione risultava meno efficace del necessario (un respiro troppo rapido causa una permanenza molto breve dell'aria nei polmoni e impedisce all'organismo di assorbire l'ossigeno).

Grazie ad anni di lavoro di squadra, ci siamo divisi i compiti senza parlare. A volte basta un gesto per capirsi, altre volte uno sguardo, in questo caso è stato sufficiente renderci conto della posizione di ciascuno di noi relativamente al paziente e all'equipaggiamento. Abbiamo subito preso i primi parametri: frequenza respiratoria (era decisamente troppo elevata, attorno ai 35-40 atti respiratori al minuto), saturazione (percentuale di emoglobina legata, è uno dei parametri che definiscono la qualità della respirazione - considerando la patologia era abbastanza buona, probabilmente grazie all'ossigenoterapia già in atto), frequenza cardiaca (abbastanza alta, coerentemente con lo stato di agitazione del paziente) e pressione arteriosa (abbastanza alta da prendere sul serio la chiamata).

Mentre io, AR e MM pensavamo al paziente, CZ è arrivata con la sedia per portare il paziente al piano terra. Quindi abbiamo sostituito la cannula nasale con una mascherina dotata di reservoir, che è molto più efficace, l'abbiamo collegato al bombolino d'ossigeno portatile che abbiamo in dotazione e l'abbiamo portato in ambulanza (ovviamente spostandolo prima sulla barella).

In pochi minuti il paziente è arrivato in ospedale, peraltro in condizioni migliori di quelle in cui l'abbiamo trovato. Infatti, durante il trasporto, MM ed io siamo riusciti a calmarlo (la frequenza cardiaca è quindi scesa da circa 100-110 a circa 60-80) e MM gli ha spiegato come respirare in modo più efficace.

E' sempre piacevole aiutare il prossimo.

24feb/100

DR ABC

Chiunque abbia seguito in corso di primo soccorso conosce sicuramente l'acronimo ABC, che riassume le prime tre cose di cui bisogna preoccuparsi avvicinandoci ad un paziente:

  • Airways - Verificare e garantire la pervietà delle vie respiratorie.
  • Breathing - Verificare che il paziente respiri e controllare la frequenza respiratoria.
  • Circulation - Controllare i parametri legati alla circolazione (frequenza cardiaca e pressione arteriosa).

Questa sequenza è essenziale per il soccorso in ambulanza, ma può non essere semplice da applicare per quei passanti che decidono di aiutare qualcuno che sta male in attesa dei soccorsi. In questo caso ci viene incontro la DVLA (Driver and Vehicle Licensing Agency, l'equivalente britannico della motorizzazione), il cui codice della strada contiene in appendice la spiegazione della sequenza DR ABC (che possiamo leggere Doctor ABC).

Questo acronimo riassume infatti le fasi principali del soccorso da parte dei passanti:

  • Danger (pericolo) - Per prima cosa bisogna fare molta attenzione a non mettere a rischio la propria vita e quella degli altri. Ad esempio, non bisogna mai fermarsi in autostrada per prestare soccorso, entrare in un edificio pericolante o in fiamme o uscire dal proprio veicolo in autostrada.
  • Response (reazione) - Bisogna verificare lo stato di coscienza dei feriti ponendogli domande e scuotendo leggermente le loro spalle.  Se sono coscienti e orientati nel tempo e nello spazio (Dove ci troviamo? Che giorno è oggi? Che anno è questo?) possono essere lasciati momentaneamente soli per occuparsi degli altri feriti.
  • Airways (vie respiratorie) - In caso di incoscienza, le vie respiratorie devono essere mantenute libere. Questo si può ottenere mettendo una mano sulla fronte del ferito, due dita sotto il suo mento e spingendo leggermente all'indietro la sua testa.
  • Breathing (respiro) - La respirazione dev'essere normale. Dopo avere aperto le vie respiratorie, bisogna controllare per 10 secondi se il ferito respira. Questo si ottiene avvicinando un orecchio alla sua bocca e praticando la cosiddetta manovra GAS (Guardo se il torace si alza e si abbassa, Ascolto eventuali rumori legati alla respirazione, Sento il respiro del ferito sulla mia pelle).
  • Compressions (compressioni) - Se il ferito non respira, è necessario comprimere il torace per mantenere la circolazione del sangue. Questo si ottiene mettendo due mani al centro del torace una sull’altra e comprimendo fino a 4-5 centimetri con una frequenza di 100 compressioni al minuto. Per i bambini potrebbe essere sufficiente usare una mano sola. Dopo avere compresso il torace per 30 volte, sarebbe opportuno spingere la testa del ferito leggermente all’indietro, tappagli il naso, posare la bocca sulla sua e soffiare due volte per circa un secondo (soffia con poca forza se il ferito è un bambino).

Detto questo, è chiaro che l'ideale sarebbe che ciascuno di noi seguisse un corso di primo soccorso (solitamente le pubbliche assistenze li organizzano gratuitamente). Questo migliorerebbe notevolmente l'efficienza del soccorso preospedaliero, riducendo il tasso di mortalità e le conseguenze di lungo periodo per gli arresti cardiaci (in questo tipo di emergenza, infatti, i primissimi minuti sono essenziali).

In conclusione, mi preme ricordare che in Italia è sempre obbligatorio chiamare il 118 se si assiste ad un incidente o se si teme che una persona stia male. Anche se per qualsiasi ragione non ci si può o non ci si vuole fermare ad aiutarlo. In caso contrario si infrange l'articolo 593 del codice penale (omissione di soccorso) e si rischiano una multa fino a 2500 € e la reclusione fino ad un anno.

7feb/100

Incidente stradale sotto casa

Foto originale dell'incidente stradale - la mattina dopo.
Foto scattata la mattina dopo dal balcone, quando la macchina che ha causato l'incidente era già stata rimossa. I segni gialli indicano la traiettoria del veicolo e i punti di impatto con gli altri veicoli.
© 2010 Rocco Barbini.

Da circa un mese, ogni volta che vado in Croce Verde non succede nulla: la serata passa giocando a biliardo e a calcetto, leggendo o guardando un film. Sarebbe bellissimo, visto che quando chiama il 118 significa che qualcuno sta male... se non fosse che in questo stesso mese mi è capitato almeno due volte di dover soccorrere qualcuno.
I fatti strani della vita.

Meno di un'ora fa ero coricato sul letto e stavo parlando con Sara, la mia fidanzata, di alcuni problemi che ha sul lavoro. Di colpo sentiamo un boato, rumore di freni e un altro paio di colpi. Mi sono affacciato per scoprire quello che già intuivo: una macchina aveva perso il controllo e si era schiantata.

Per inciso, abito in una via a senso unico e a metà di un lungo rettilineo, quindi complimenti all'autista.
Dall'alto del mio balcone al secondo piano si poteva intuire facilmente la dinamica dell'incidente: l'auto aveva colpito alcune macchine parcheggiate in linea sul lato sinistro della strada, poi era rimbalzata sul posteriore di una macchina parcheggiata a lisca di pesce sul lato destro della strada, infine era rimbalzata contro un'altra auto posteggiata in linea sul lato opposto, dove si era fermata.

Non sembrava che fossero coinvolti pedoni o altri veicoli – anzi non erano affatto coinvolti – ma si stava già raccogliendo una piccola folla. Nel dubbio ho chiamato subito il 118, descrivendo in ordine di importanza il luogo da cui chiamavo, il tipo di incidente e spiegando che ignoravo il numero di feriti. Subito dopo aver chiuso la chiamata, ho quindi indossato la giacca ad alta visibilità dell'uniforme (per essere riconoscibile come soccorritore), ho preso un paio di guanti in latex (perché la protezione e il controllo delle infezioni sono importanti) e sono corso in strada.

Per farla breve, i potenziali feriti (assolutamente non gravi) erano una coppia di fidanzati che, al momento dell'incidente, stavano litigando.

Il ragazzo, alla guida, non si era fatto nulla e non era nemmeno agitato. L'airbag (che si era aperto al primo impatto con l'angolo anteriore sinistro di una macchina parcheggiata) e la cintura lo avevano protetto in modo adeguato.

La ragazza era nel mezzo di uno shock emotivo, non faceva altro che ripetere "è colpa mia, è tutta colpa mia" e aveva l'aria di essere sotto l'effetto di una dose moderata di alcool o droghe leggere. A parte questo, non mostrava segni di trauma o shock (quello pericoloso): il colorito era sano, non aveva un graffio e negava qualsiasi impatto con l'interno del veicolo (e il parabrezza non mostrava il segno di bull's eye caratteristico di questo tipo di impatto).

In compenso le due ambulanze inviate sul posto si sono trovate di fronte a due problemi interessanti:

  1. La strada davanti a loro era bloccata dal veicolo incidentato la dinamica dell'incidente l'aveva reso inutilizzabile, strappando letteralmente una ruota dall'asse posteriore), mentre quella dietro di loro era bloccata da altre auto appena arrivate.
  2. La ragazza era minorenne, ma chiedeva insistentemente di non essere portata in ospedale perché le avrebbero fatto l'esame del sangue (altro sintomo dell'abuso di droghe o alcool).

Tutto risolto senza danni per nessuno, a parte una fila di macchine. Certo, se fossi il ragazzo alla guida scapperei di corsa a Timbuctu, prima che arrivino a casa il conto della carrozzeria e quello dell'assicurazione.

Morale della favola: se proprio dovete litigare in macchina, fatelo solo dopo aver parcheggiato.